martedì 24 aprile 2012


Care iscritte, cari iscritti,
il 25 aprile noi italiani ricordiamo la liberazione dal nazifascismo e la resistenza di quanti lottarono
anche a costo della vita per la libertà e la democrazia nel nostro paese. Se oggi noi viviamo in un mondo
migliore lo dobbiamo anche a loro. Per queste ragioni, la celebrazione del 25 aprile per noi democratici
non è un semplice rito, ma il momento in cui ciascuno rinnova l'impegno personale e collettivo per la
difesa e lo sviluppo della democrazia in Italia e in Europa.
La ricorrenza del 2012 si presenta da questo punto di vista ancora più significativa. Fin dall'inizio il
Partito democratico ha avuto l'ambizione di essere il partito della liberazione, della Costituzione e della
ricostruzione civile e democratica dell'Italia. Abbiamo passato anni terribili. Il populismo ha governato il
paese, portando l'Italia sull'orlo del burrone. Noi abbiamo lottato contro questa deriva, chiamando tutti
alla riscossa civile, per riportare l'Italia nell'alveo del modello europeo. A lungo siamo stati soli. Gran parte
della classe dirigente sosteneva Berlusconi e il suo populismo e chiudeva gli occhi di fronte alla realtà.
Alla fine i frutti dell'impegno del Pd sono arrivati, come dimostrano i risultati delle amministrative e dei
referendum del 2011, la caduta del governo Berlusconi.
A un passo da una crisi devastante abbiamo ottenuto l'uscita da palazzo Chigi di Silvio Berlusconi.
Il Pd si è impegnato, per la salvezza dell'Italia, al sostegno del governo guidato da Mario Monti. Il compito
di un grande partito popolare e nazionale è di pensare prima all'Italia e poi ai suoi interessi. L'eredità
lasciata dal centrodestra è tuttavia pesante e il senatore Monti ha dovuto prendere provvedimenti
impopolari. Non tutte le misure che sono state varate l'avremmo predisposte noi. Abbiamo avanzato le
nostre proposte e ottenuto anche alcuni importanti miglioramenti (dal prelievo sugli esportatori di capitale
che hanno sfruttato il condono di Tremonti alla lotta contro l'evasione, alla difesa dell'articolo 18, fino alla
battaglia per il futuro degli esodati). Ma non dimentichiamo e non permettiamo che si dimentichi che
Monti è venuto non dopo i partiti, ma dopo Berlusconi.
Siamo a un tornante storico. Ci troviamo a vivere insieme la crisi economica più grave dal 1929 e la crisi
politica peggiore dal 1992, anno di Mani Pulite. In questo passaggio il Pd si è assunto il compito di tenere
in collegamento il governo con le esigenze sociali e la sofferenza del paese. Il Pd vuole essere il motore che
spinge l'Italia ad arrestare il declino, a riprendere la crescita e, nello stesso tempo, il partito che promuove
una riforma profonda della politica, senza la quale non può esservi una riscossa del paese.
In un momento così difficile per gli italiani è indispensabile ridare un senso etico alla politica, far capire
che solo la buona politica può far uscire il paese dalle secche e che nuove scorciatoie populiste, di qualsiasi
segno, ci riporterebbero nel burrone. I partiti, in primo luogo il Pd, devono dunque dare l'esempio, tirando
la cinghia e avviando un rinnovamento e un rafforzamento delle regole interne, in modo da riavviare il
cammino della democrazia.
Fin dall'inizio il Pd ha deciso di far certificare i propri bilanci da una società esterna di revisione (la stessa
che certifica il bilancio della Banca d'Italia) ed ha proposto una legge per applicare e regolare l'articolo 49
Roma, 24 aprile 2012
della Costituzione, in modo da fissare norme precise per la vita interna e per la trasparenza dei partiti
politici, fondamentali in ogni democrazia occidentale. Non erano scelte casuali, erano volute.
Ma ora bisogna fare di più.
In questo ambito il Pd punta a una immediata e profonda riforma del finanziamento pubblico, perché i
partiti, se devono assolvere al proprio compito democratico, non possono e non devono vivere prigionieri
dell'interessato sostegno del o dei miliardari.
In particolare, il Pd propone:
a) La certificazione dei bilanci dei partiti da parte di società esterne di revisione; il controllo da parte
della Corte dei conti; la pubblicazione dei conti su internet.
b) Tetti drasticamente più stringenti per le spese elettorali, non riferibili solo al periodo immediatamente
precedente il voto, imponendoli dove oggi non sono previsti e riducendoli dove sono già in vigore.
c) Il dimezzamento da subito, rispetto all'anno scorso, dell'ammontare complessivo del finanziamento
pubblico ai partiti costruendo un sistema basato su due pilastri, secondo il modello tedesco:
1) un contributo fisso relativo al numero dei voti; 2) un'agevolazione o una compartecipazione pubblica
commisurata in base all'entità del finanziamento privato raccolto da ciascun partito. In proposito vanno
ricordati due temi. Il primo: il Pd ha, fin dalla nascita, raccolto parte non irrilevante dei fondi con il
tesseramento e con le feste democratiche, che per scelta politica il Pd lascia ai territori, con i contributi dei
parlamenti e degli amministratori. Il secondo: il Pd ha girato una parte dei finanziamenti alle strutture
regionali e continuerà a farlo anche nelle nuove e più stringenti condizioni. Con questo passaggio l'Italia
resterà largamente al di sotto di quanto avviene in Germania, in Francia, in Spagna.
d) Il finanziamento privato deve essere consentito solo per somme molto contenute e reso trasparente,
in modo che i cittadini possano controllare.
Il Parlamento oggi ha la possibilità di varare in poche settimane sia le norme per regolare la vita interna
dei partiti, sia i drastici tagli e la riforma del sistema di finanziamento pubblico. E' un contributo che la
politica deve dare, oltre all'indispensabile riforma della legge elettorale per consentire ai cittadini di
scegliere i parlamentari, alla riduzione del numero dei deputati e dei senatori e agli altri interventi di
rinnovamento istituzionale.
Il Pd prende l'impegno solenne a procedere su questa strada e a incalzare le altre forze politiche, che
devono abbandonare posizioni di facciata per essere richiamate alla concretezza dei fatti e dei tempi per
ottenere risultati certi prima delle vacanze estive
Il Pd non da oggi ha ingaggiato la battaglia per la ricostruzione civile e democratica dell'Italia, per uscire
dal populismo e tornare in Europa. Oggi, 25 aprile, è il momento per rinnovare quell'impegno.
Lo prendo di fronte a voi che ogni giorno alimentate le iniziative del partito. Chiedo a tutti forza e tenacia
nel sostenere le ragioni della buona politica, le stesse che hanno spinto ciascuno di noi a lavorare per la
democrazia e per il nostro paese.
Pier Luigi Bersani

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